Cultura

Mark Knopfler lascia il segno a Milano…

mark-knopflerLo scorso 15 aprile è partito da Dublino il tour mondiale 2015 di Mark Knopfler, che segue la recente pubblicazione del suo nono album solista intitolato “Tracker”. Dopo le date britanniche, il 28 maggio lo spettacolo è sbarcato a Milano e proseguirà in tutta Europa fino all’estate, per poi riprendere in America a settembre. Il Forum di Assago è pieno in ogni ordine di posto quando alle ore 21 in punto si spengono le luci per l’ennesimo ritorno di Mr. Knopfler in Italia: prima con i Dire Straits, negli anni ‘90 con la band parallela dei Notting Hillbillies, nel 2006 in coppia con Emmylou Harris e da solista tutti gli ultimi tour. Esiste uno zoccolo duro di fan che non ha mai abbandonato la passione per questo cantante-chitarrista-compositore, anche dopo il relativo cambiamento di genere musicale che oggi si potrebbe definire folk-rock. In questa fedeltà del pubblico c’è sicuramente una componente emotiva/ affettiva verso colui che ha scritto la colonna sonora di una generazione; tuttavia negli ultimi anni fra il pubblico si vedono sempre più giovanissimi, segno che la buona musica permette di compiere tranquillamente un passaggio generazionale.

Va poi detto che la qualità delle produzioni di Mark (in studio e dal vivo) è sempre al top pertanto anche il vezzo di assistere a più concerti dello stesso tour è ampiamente ripagato.

La formula del live è quella consolidata dal 1996 a oggi, in decine se non centinaia di concerti in giro per il mondo con quasi sempre gli stessi musicisti: il meglio che la scena musicale inglese e americana oggi possa offrire. L’impianto di amplificazione è semplicemente perfetto, in pratica sembra di essere in un teatro anziché in un palazzetto. Per la prima volta poi c’è un light show di un ottimo livello che valorizza ancora di più questa musica senza tempo.

Veniamo alla musica. Dell’ultimo album Tracker, vengono eseguiti quattro brani: la ritmata Broken Bones, la beatlesiana Skydiver (con Ruth Moody ai cori), la nostalgica Laughs and Jokes and Drinks and Smokes e nei bis Wherever I Go, una splendida ballata ancora in coppia con la bella e brava Ruth Moody.

Il resto dello show è costituito dall’ormai vasto repertorio tratto dei suoi dischi solisti più qualche classico dei Dire Straits che non può certo mancare: Romeo and Juliet è sempre di forte impatto con la sua intro alla chitarra dobro e l’assolo finale alla chitarra elettrica. Alla fine di questo brano, il pubblico sembra non smettere più di applaudire e allora quasi per rilanciare, Mark attacca Sultans of Swing, il primissimo successo datato 1978 da cui tutto ebbe inizio: la reazione che ne consegue è simile a quella dopo un gol allo stadio…

Le chitarre sono protagoniste: Mark ne cambia praticamente una per ogni canzone, complici anche le diverse accordature. Il suono che ne esce è un marchio di fabbrica inconfondibile, quello che ha fatto innamorare migliaia di appassionati in tutto il mondo. Oggi Mark ha 65 anni, non le suona più alla velocità di una volta, ma il gusto e la classe sono immutati. Oltre alla qualità della musica c’è il valore dei testi, che hanno sempre riferimenti autobiografici o storici.

Un’altra consuetudine degli ultimi anni è che, non appena finiscono le note della potentissima Speedway at Nazareth, il pubblico si alza dalle poltroncine e scatta in piedi sotto il palco (proprio come si faceva nei vecchi concerti rock) per ascoltare l’epica Telegraph Road a pochi metri da Mark.

Dopo quasi due ore di show, si arriva ai bis programmati. C’è spazio per un altro classico straitsiano (So Far Away) e per lo stupendo strumentale Going Home (dalla colonna sonora di Local Hero).

Il tour procede e, per chi ha perso la data milanese, sono previsti altri quattro appuntamenti in Italia dal 18 luglio: Padova, Barolo (Cuneo), Roma e Lucca.

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