Interviste/Vita di studio

“Per crescere e veder rispettati i nostri diritti abbiamo bisogno della collaborazione di tutti”

alessandra terzoSilvia Alessandra Terzo, Aso certificata della Regione Veneto 2006, è vicesegretario nazionale Siaso. L’abbiamo intervistata

Come è arrivata al sindacato?

Come in tutte le cose importanti della mia vita, ci sono arrivata per caso: digitando su google “assistenti di studio odontoiatrico” con l’intento di cercare un corso di aggiornamento professionale che potesse interessarmi.

Uno dei risultati era proprio il sito di Siaso. Trovato il link ad un social network, mandai immediatamente un messaggio a Fulvia Magenga per chiedere informazioni su questa “cosa nuova” di cui non avevo ancora sentito parlare e che mi interessava non poco: provenivo da anni di direttivo in un’associazione culturale di categoria. Nel 2006 era terminato il mio mandato ed ero rimasta ferma senza attivarmi in altre attività associative non riuscendo a trovare nulla che potesse rappresentarmi. O, meglio, ero così stanca di belle parole ma nessun fatto, che avevo perso ogni speranza di trovare qualcuno che la pensasse come me, che volesse dare seriamente un futuro dignitoso alla categoria.

Cosa l’ha motivata ad assumersi responsabilità e impegni nonostante il tempo disponibile sia sempre poco e rubato alla famiglia e al riposo?

Prima di accettare l’incarico ci ho pensato a lungo perché conosco bene l’impegno, la dedizione e la fatica che servono nel portare avanti, tra difficoltà e intoppi quotidiani, la “giusta causa”, come la chiamo io.

La motivazione non è nulla di particolare, anzi direi che molto semplicemente ho chiesto a Fulvia cosa potevo fare io per aiutarla, cosa potevo fare per sostenere il sindacato oltre al versamento della quota associativa, cosa potevo fare per portare a casa il risultato.

Quando hai frequentato questo ambiente per parecchio tempo, capisci subito chi si dedica con passione, con coerenza, con rispetto, con sincerità al bene collettivo e chi lo fa per un puro ritorno personale. Io credo di averlo intuito molto bene.

Questo basta e avanza per alzarsi ogni mattina sapendo bene che giornata avrai davanti, quante telefonate riceverai, a quante mail dovrai rispondere, all’impegno con il proprio lavoro, alla responsabilità difficile di gestire un figlio ancora in età pre-scolare. La famiglia è la chiave: senza il sostegno e la pazienza di chi ti vuole bene non potresti fare nulla di tutto ciò.

In questi anni di attività sindacale cosa l’ha colpita in modo particolare?

Le “belle facce” che spesso si incontrano ai congressi o alle conferenze o nelle sedi istituzionali. Con l’esperienza non sempre gradevole, ho imparato a studiare anche un’alzata di sopracciglio, a percepire quando, solo perché sei “la signorina dello studio” che chiede quello che meritano i lavoratori di questa categoria (e lo stiamo chiedendo dal 1972), non vieni considerata, non esisti.

Il numero di Aso in Italia è molto alto, forse 100- 120 mila persone. Che cosa, secondo te, è maggiormente responsabile della stagnazione culturale nella quale gli Aso si trovano?

Gli Aso stessi. Ogni giorno ci troviamo davanti assistenti che si siedono, che attendono che altri prendano le decisioni che riguardano il loro futuro professionale, invece di prenderne parte attivamente. Sono poi gli stessi assistenti che si lamentano quando lo stipendio è misero, gli stessi che quando vengono ingiustamente licenziati decidono di lasciar stare perché non vogliono esporsi ma che ti inondano di mail incattivite contro un datore di lavoro a loro avviso ingiusto. Gli assistenti sono rassegnati, non reagiscono, frequentano corsi di formazione solo se obbligatori o solo se forzati dal datore di lavoro, se possono evitano come la peste una giornata di approfondimento culturale.

C’è ovviamente da comprendere che questo mestiere è impegnativo, logorante, stancante psicologicamente, che il fine settimana è sacro visti gli orari a cui la categoria è sottoposta durante i cinque giorni lavorativi, però tutto questo non giustifica il deserto ai seminari di aggiornamento.

Quali sono i principali ostacoli che vede sul cammino del riconoscimento del profilo professionale?

Lo stipendio, la paga, il salario, il compenso, la retribuzione. Come immagino tutti intuiscano, quando si lavora si percepisce anche uno stipendio, a fine mese o all’inizio del mese…

Quello che nessuno vuol ammettere ma che tutti sanno molto bene, è che il datore di lavoro, a riconoscimento avvenuto, con l’Aso certificato e qualificato che  avrà svolto un percorso di studi omogeneo su tutto il territorio nazionale, dovrà necessariamente riconoscere a questo dipendente, uno stipendio adeguato al profilo professionale, alle responsabilità e soprattutto alla qualità delle cure erogate perché non si deve dimenticare che l’Aso eroga cure con l’odontoiatra.

Il progetto di riconoscimento del profilo dell’Aso rimane in un cassetto, poi viene perso, poi viene rimesso in un altro cassetto, solo perché c’è da pagare uno stipendio appropriato alla mansione.

A 6 anni dalla nascita di Siaso quali sono le soddisfazioni più significative che ha avuto?

Voler conoscere e avvicinarsi a un sindacato di categoria come il nostro, perché diverso dagli altri “sindacati generici”, amministrato da assistenti che conoscono bene le difficoltà di questo mestiere perché le vivono quotidianamente, condividere lo stesso percorso, iscriversi per sostenere Siaso senza necessariamente averne bisogno ma solo per aiutare a far crescere questa piccola realtà nazionale, non è da tutti.

Moltissimi colleghi abbracciano il nostro lavoro, questo ci permette di poter aiutare chi è seriamente in difficoltà e ha bisogno di un avvocato che gestisca una causa, uno psicologo, un consulente del lavoro. La serietà, l’intransigenza e la caparbietà con cui portiamo avanti il nostro mandato, sono state premianti perché finalmente le Istituzioni hanno cominciato a riconoscere in Siaso l’unico interlocutore attendibile e affidabile per poter discutere i problemi relativi alla nostra categoria.

Infine l’aver conosciuto persone che sono diventate la mia seconda famiglia e che ringrazierò sempre per avermi trasmesso l’onestà intellettuale con cui si sono rapportate nella vita.

Come si sta organizzando Siaso sul territorio? E di quali strumenti disponete per allargare la visibilità della vostra azione?

Come ho spiegato, avvicinarsi a Siaso non è da tutti, quando si comprende realmente l’impegno in molti ci ripensano. Siamo felici di avere dei consiglieri che lavorano molto e dei referenti territoriali che ci aiutano a far conoscere Siaso in molte regioni d’Italia.

Gli Aso che condividono il nostro lavoro, sono assistenti che da anni lavorano e che hanno preso coscienza del loro ruolo all’interno dello studio odontoiatrico, delle potenzialità del loro operato. Persone che responsabilmente e liberamente, vogliono aiutare la categoria in maniera del tutto volontaria.

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