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La carne rossa che può far male

food_meat_and_barbecue_assorted_meat_012322_Dopo l’allarme lanciato dall’Oms sul suo potenziale cancerogeno, specie di quella lavorata. Niente allarmismi, ma non ci sono solo i tumori.

Wurstel, salsicce, prosciutto cotto sono cancerogeni mentre la carne rossa lo è “probabilmente”. Il verdetto è dello Iarc di Lione, l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul cancro, tra le più autorevoli autorità nel campo dell’oncologia. Lo Iarc, che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ha pubblicato un report sulla rivista Lancet Oncology in cui ha valutato il rischio di tumore associato al consumo di carne rossa e processata.

Ventidue esperti provenienti da dieci Paesi hanno revisionato le conclusioni di oltre 800 studi disponibili classificando la carne processata, ovvero lavorata, come cancerogena per l’uomo. Sufficienti prove scientifiche dimostrano che il consumo di questo tipo di carne sia tra le possibili cause di tumore al colon-retto. Per questo lo Iarc ha inserito il consumo di carne processata nel Gruppo 1, una lista di 118 sostanze carcinogene certe tra cui il fumo di sigaretta e l’alcol. Anche se le statistiche di casi accertati sono di gran lunga più basse.

Per carni processate si intendono le carni sottoposte a un processo di salatura, essiccazione, fermentazione, affumicatura, o qualsiasi altra procedura che ne esalti il sapore o ne migliori la conservazione. A titolo esemplificativo: bacon, carne secca, wurstel, prosciutto, salsicce, manzo sotto sale. Il rapporto causa-effetto è tra carni lavorate e tumore al colon-retto

Per quanto riguarda le carni rosse, invece, il rischio è più contenuto. L’autorità ha inserito il suo consumo fra le 75 sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo (Gruppo 2A). Anche se le prove di un rapporto causa-effetto fra carne rossa e cancro sono limitate, sono forti le indicazioni di un suo effetto carcerogeno nell’uomo. In questo caso l’associazione più diretta è con il tumore al colon-retto, ma si è considerato anche il tumore al pancreas e quello alla prostata. Come sottolinea lo Iarc, le carni rosse sono quelle dei mammiferi: manzo, vitello, cavallo, maiale, agnello, capra e montone.
L’attenzione va posta naturalmente sulle quantità. Secondo l’agenzia 50 grammi di carne processata al giorno fanno aumentare del 18% il rischio di tumore al colon retto. Maggiore è il consumo, più alto sarà il rischio. «È questo il dato da tenere in considerazione: a un consumo eccessivo di carni lavorate si associa un aumentato rischio di cancro al colon-retto», dice la professoressa Daniela Lucini, responsabile della Sezione di Medicina dell’esercizio dell’ospedale Humanitas. «Non si può dire quindi che mangiare carne o assumere proteine automaticamente comporti l’aumento del rischio di cancro».

La relazione fra rischio tumori e consumo di carni rosse lavorate non è una novità. «Questa associazione era già stata dimostrata da un alcuni studi pubblicati pochi anni fa – precisa la professoressa. – Così come questo report pubblicato su Lancet, anche gli altri lavori hanno sottolineato il ruolo nocivo delle sostanze impiegate per conservare e migliorare il sapore delle carni. Allo stesso modo i diversi trattamenti cui le carni sono sottoposte, dall’affumicatura alla cottura a temperature molto alte. Sono questi i fattori che modificano chimicamente alcuni composti delle carni e inducono un aumentato rischio di cancro. Inoltre non dobbiamo dimenticare che questi tipi di carne sono anche quelle che contengono elevate quantità di grassi e chi ne abusa è in genere in sovrappeso, altro fattore di rischio per cancro più che dimostrato».

Conclude la professoressa Lucini: «È bene limitare il consumo di questi prodotti, ma senza eccessiva preoccupazione. Anche questo dato va interpretato in un contesto più ampio che riguarda lo stile di vita di una persona. Una dieta varia ed equilibrata include anche un moderato consumo di carne, in particolare bianca e preparata con cotture più sane. Uno stile di vita corretto prevede anche l’astensione dal fumo di sigaretta, la lotta alla sedentarietà e la prevenzione del sovrappeso, tutti fattori di rischio già noti per diverse patologie compreso il cancro».

I DANNI ALLE ARTERIE

In attesa che le polemiche sul reporto dell’Oms si spengano, quello che sappiamo per certo è che la carne rossa può rappresentare un fattore di rischio per le malattie delle arterie, come aterosclerosi e trombosi: studi scientifici recenti hanno approfondito la relazione tra l’assunzione eccessiva di carnitina, aminoacido presente nella carne rossa, e aterosclerosi. Stiano in guardia quindi  soprattutto coloro che a una dieta eccessivamente “carnivora” aggiungono l’uso abituale di integratori di carnitina per potenziare la muscolatura.

Il mix tra un alto consumo di carne rossa e questi integratori potrebbe mettere in pericolo le arterie aumentando il rischio di aterosclerosi, processo infiammatorio cronico che attiva il sistema della coagulazione e favorisce la formazione di trombi nelle arterie di qualunque distretto, come le coronarie, con infarto, o le arterie carotidi o del cervello, con ictus cerebrale.

Alla base del possibile danno c’è un «complicato processo metabolico che vede come attori i batteri che abitano normalmente il nostro intestino (la flora batterica), la carnitina, aminoacido essenziale indispensabile per la ‘costruzione’ di muscoli sani, e una sostanza chiamata TMAO (nitrossido di trimetilamina)», come spiega la dottoressa Lidia Rota, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare globale dell’ospedale Humanitas.

Le arterie infiammate sono esposte al rischio trombosi. «Gli alimenti che mangiamo, una volta arrivati nello stomaco, si scompongono trasformandosi in molecole semplici, come gli aminoacidi, mattoni indispensabili per la costruzione e la riparazione di tutte le cellule, incluse quelle che costituiscono il muscolo come se dovessimo distruggere un muro per poterne utilizzare i mattoni per costruire e ricostruire continuamente nuovi pezzi di casa».

La carnitina è uno di questi aminoacidi “chiave”. È presente nei cibi di origine animale, è molto abbondante nelle carni rosse, ma si trova anche nei “beveroni energetici”, nelle polveri e nei prodotti usati (e spesso abusati) da chi fa palestra e sport intenso. Ma attenzione: i ricercatori hanno dimostrato che una dieta “carnivora” e/o un uso prolungato d’integratori aumenta la produzione di TMAO, sostanza che si «è dimostrata capace di accelerare il processo di aterosclerosi su modelli sperimentali» sottolinea la dottoressa Rota.

Livelli alti di carnitina nel sangue corrispondono ad alti livelli di TMAO, una sostanza che ossida le pareti delle arterie, infiammandole ed esponendole al rischio di trombosi: quindi «a un’aumentata probabilità di andare incontro a malattie cardiovascolari come infarto, ictus, trombosi ed embolia», avvisa la specialista. «I ricercatori hanno dimostrato che chi mangia carne rossa produce TMAO in quantità molto più abbondante rispetto a chi segue un regime alimentare vegetariano o addirittura vegano».

Il segreto è seguire un’alimentazione varia. Attenzione, però, a «non demonizzare la carnitina, sostanza utile, anzi indispensabile come tutti gli aminoacidi non a caso definiti “essenziali”», sottolinea la dottoressa. «Deve vincere, come sempre, il buon senso: chi ha la possibilità di scegliere un’alimentazione varia, ricca di frutta e verdura, di pesce azzurro, povera di sale e di cibi conservati trattati o precotti non ha bisogno di integratori che favoriscano la rapida ma evanescente illusione di costruire rapidamente una muscolatura bella a vedersi, forse, ma effimera, che si “sgonfierà” non appena gli esercizi e gli integratori saranno finiti, trasformandosi in patetico grasso».

FONTE: Humanitas Salute 

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