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La sindacalista, il fisico medico, l’ingegnere

fulvia-magenga-e-alessandra-terzoSul tema della sicurezza intervengono anche l’assistente Fulvia Magenga, il fisico medico Giuseppe Eulisse e l’ingegnere Iury Zucchi.

Fulvia Magenga, segretaria nazionale di Siaso, il sindacato delle assistenti odontoiatriche.

D. Le assistenti di studio odontoiatrico non fanno radiografie, ma sono inserite in un contesto operativo nel quale le radiografie sono di uso quotidiano. Parlano con il paziente, lo preparano all’esame, chiedono sempre alle donne in età fertile se non sono incinte ecc. Secondo lei questo personale ha ricevuto un’adeguata formazione per capire l’importanza dell’operazione e per essere sufficientemente attento alla messa in sicurezza dei pazienti e di se stesso?

R. Anche se le assistenti sono state formate (in modo più o meno preciso) dal datore di lavoro, come impone la legge,  questo tipo di formazione non è sufficiente perchè le cose dette, se non rinforzate con aggiornamenti periodici, forniti dal datore di lavoro o, meglio ancora,  da corsi formativi, si dimenticano. La formazione è indispensabile per   tutto il team, perché tutte le persone che compongono il team devono sapere cosa fare ed in che modo.

D. Proprio per evitare l’inutile ripetizione di esami è importante che tutto si svolga nel modo migliore e, soprattutto, che si ponga grande attenzione all’archiviazione e conservazione dell’esame stesso. Secondo la sua esperienza c’è una sufficiente informazione-formazione del personale su questi temi? I corsi di formazione vengono regolarmente fatti?

R. Purtroppo la formazione dell’ assistente alla poltrona di studio odontoiatrico, in Italia è lasciata al caso. Non è   previsto un corso obbligatorio che formi le ASO, quindi  l’assistente viene formata dal dentista o  dalla collega più anziana (o più disponibile). Non è detto che così si ponga grande attenzione all’archiviazione degli esami radiografici. La mancanza di formazione obbligatoria può determinare danni sia al cittadino che al lavoratore.

D. Proprio per garantire la sicurezza dei lavoratori su tutta la complessa attività dello studio dentistico sono previsti dalla legge i corsi di formazione di 12 ore per i dipendenti. Le sembra che questo obbligo sia ben osservato?

R. Fatta la legge, trovato l’inganno. Ora faccio io una domanda: vi sembra che 12 ore di formazione sul rischio specifico e cioè rischio biologico, chimico, stress, postura, ecc, che possono anche essere erogate via fad (formazione a distanza), in base all’articolo 5 bis dell’accordo Stato-Regioni, possano essere sufficienti per spiegare a un lavoratore i rischi che incontra nella sua vita professionale? L’accordo recita…”almeno 12 ore”. Ovviamente nessun lavoratore che ha espletato questa formazione ne ha fatte di più. Mi chiedete se questo obbligo è stato ben osservato. Ovviamente no. L’obbligo di formazione  c’era già dal Decreto Legislativo del 2008, il n. 81. Il Consiglio della Presidenza dei Ministri ha dovuto emanare un Accordo Stato-Regioni nel 2011 perché  nessun datore di lavoro aveva formato i propri dipendenti. E dopo l’accordo? Solo un numero esiguo di dipendenti ha espletato la formazione. Non so esattamente quanti dipendenti degli studi odontoiatrici si siano formati sui rischi del suo settore ma, ogni volta che un dipendente  chiede di essere  tutelato dal sindacato SIASO, emergono realtà inquietanti.

 

Giuseppe Eulisse, fisico medico

D. Professore, sono argomenti ostici questi per gli odontoiatri e per tutto il team odontoiatrico, che è più abituato a ragionare in termini di pratica clinica che non di norme e obblighi etici  come quelli collegati all’uso delle apparecchiature radiogene. Ma veramente ci sono dei pericoli per il cittadino?

R. La specie umana è da sempre esposta a radiazioni ionizzanti provenienti da sorgenti naturali, il cosiddetto “fondo naturale da radiazioni ionizzanti”. Esse provengono dallo spazio, sotto forma di raggi cosmici, o derivano dal terreno, dai materiali da costruzione, dall’aria che respiriamo, dal cibo che mangiamo, dallo stesso corpo umano. Questo “fondo naturale” non è costante ma varia, anche in modo significativo, a seconda della regione terrestre di interesse. Le esposizioni di lavoratori e pazienti per gli esami odontoiatrici rientrano in generale nelle normali variazioni del fondo naturale e devono quindi essere considerate ragionevolmente sicure per quanto riguarda gli effetti dannosi che possono provocare sui pazienti. Ciò non significa, naturalmente, che, avendone la possibilità, non si debbano porre in atto tutte le misure di prevenzione e protezione per ridurre ragionevolmente il rischio di interesse, anche al fine di ottemperare alla legislazione vigente.

D. In questi mesi abbiamo avuto notizia di numerosi controlli dei NAS sulla regolarità delle procedure e delle competenze formative dei team odontoiatrici. Le risulta siano stati presi dei provvedimenti amministrativi per inadempienze, in qualche caso?

R. Su questo argomento passo la parola all’Avvocato Andrea Colonnelli che sarà comunque relatore nel Corso da voi organizzato. E la risposta è sì: bisogna però ricordare che le sanzioni previste in caso di mancata formazione dei lavoratori in materia di radioprotezione sono di carattere penale, e vengono sostituite da sanzioni amministrative solo a seguito di prescrizione ad adempiere ex art. 20 del D.Lgs. 758/1994. È necessario quindi verificare che l’Organo di Vigilanza, dopo aver constatato l’inadempimento, attivi la procedura di controllo dell’avvenuta successiva formazione dei lavoratori e ammetta il trasgressore al pagamento della sanzione amministrativa in sostituzione dell’ammenda, altrimenti si rischia di trovarsi coinvolti in un vero e proprio processo penale.

D. Questo corso dedicherà due ore ai problem della alla radioprotezione. Ritiene che sarebbe opportuno, in un prossimo futuro, dedicare più tempo a questi argomenti con corsi dedicati?

R. Ovviamente non posso che essere favorevole a questa proposta e non solo per motivi di opportunità pratica legati al rispetto della legislazione di riferimento.

Il motivo più generale è che la radioprotezione in un qualunque settore sanitario riguarda i pazienti, i lavoratori e la popolazione nel suo insieme e ha quindi obbiettivi politici nel senso antico di “etica della polis” .

Come scriveva Carlo Polvani, la radioprotezione è una disciplina a forte contenuto fisico, biologico e naturalistico che ha l’obbiettivo di preservare lo stato di salute dei lavoratori, dei pazienti (ndr) e della popolazione, riducendo i rischi sanitari indotti dall’uso delle radiazioni ionizzanti nelle attività umane giustificate dai benefici che ne derivano alla Società e ai suoi membri… In funzione del suo obiettivo essa provvede inoltre alla tutela dell’ambiente.

Le risposte dell’ingegner Iury Zucchi

D. Ingegner Zucchi, le è stato riservato uno spazio importante nella giornata di venerdì. Ritiene che il documento di valutazione dei rischi sia così importante per una piccola azienda come lo studio dentistico?

R. La valutazione dei rischi ha l’obiettivo di identificare tutte le fonti di pericolo per i lavoratori/lavoratrici e, di conseguenza, tutte le misure necessarie per ridurre i rischi per la salute e sicurezza degli operatori coinvolti. La valutazione dei rischi è inoltre obbligatoria a prescindere dalla dimensione dello studio e l’ inosservanza di tale prescrizione può essere sanzionata con la sospensione dell’attività.   La maggior parte delle fonti di pericolo dipende inoltre dal tipo di attività svolte e non dalle dimensioni dello studio dentistico. È il caso, ad esempio, del rischio biologico, alla cui trattazione sarà dato ampio spazio nella giornata del 27 maggio.

D. Quali sono, secondo la sua esperienza, le principali criticità che i controllori (NAS, ASL ecc.) rilevano e verificano nel DVR?

R. L’incoerenza tra i rischi valutati e quelli effettivamente presenti nei luoghi di lavoro. Spesso, infatti, i lavoratori sono esposti a rischi non opportunamente valutati o addirittura considerati nel Documento di Valutazione dei Rischi; come nel caso, sovente, del rischio biologico o chimico. Sono spesso tralasciati opportuni approfondimenti anche di rischi “non tangibili”, quali quelli di tipo psicosociale, spesso valutati senza opportuni criteri o mediante modelli non adatti.

D. Molti ritengono che queste normative siano “balzelli burocratici di nessuna importanza”. Che cosa può rispondere a questo proposito?

R. La sicurezza è soprattutto una questione di cultura. Ai partecipanti del corso saranno fornite tutte le conoscenze e gli spunti necessari per formulare un proprio e consapevole punto di vista.

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