Editoriali

Non c’è limite al peggio. I denti curati. Per finta

ImplantomatUn argomento ricorrente sulla stampa di settore, è il turismo “odontoiatrico” verso località oltre confine dove gli italiani possono ricevere cure odontoiatriche a prezzi inferiori, il tutto contornato da una presunta ospitalità (viaggio, hotel di lusso e altro).

Questo fenomeno è stato visto da molti odontoiatri come un grosso nemico, un problema difficile da risolvere, una delle cause dello svuotamento degli studi odontoiatrici italiani. Insomma, un male a cui dover porre rimedio.

E come farlo? Se ne sono pensate tante e c’è anche chi ha deciso di fare come loro. Cioè, si aprono centri simili in Italia, si portano i cittadini negli hotel 4 stelle a Roma per curarsi i denti riempiendoli di inutili comfort e, in bocca? Si fa finta di curare i denti. E sì, perché le cure della bocca richiedono tempi lunghi, ripetute sedute di scaling e root planing, paziente motivazione e addestramento alle metodiche di igiene orale. Secondo voi, in un posto che si chiama “Implantomat”, c’è in programma una lunga e paziente attività di prevenzione e cura della malattia parodontale e della carie o si ha come obiettivo togliere i denti e mettere impianti?

E la salute dove la mettiamo? Probabilmente della salute non importa niente, perché l’obiettivo è il buisness, è fare concorrenza ai centri oltre confine per tenersi i clienti in Italia. Non è di certo prevenire e curare le malattie della bocca.

Occorre a questo punto fare un passo in dietro e chiedersi perché le cliniche oltre confine esistono e hanno successo.

Le risposte sono molte: i cittadini italiani non sono soddisfatti delle cure ricevute dal proprio dentista, in Italia una piccola parte della popolazione ha accesso a cure di qualità a costi accettabili, ancora oggi negli studi odontoiatrici italiani si dà ampio spazio alla cura e meno alla prevenzione  e al centro delle cura non sempre c’è “la persona” ma il paziente che paga.

Insomma, se si può risolvere tutto in una seduta, perché affrontare lunghe e tediose terapie parodontali? Perché perdere tempo a spiegare che se si sono persi i denti per la malattia parodontale e, se si fanno impianti, perderà anche gli impianti per perimplantite in pochi anni. Ma tanto? Nel frattempo il cliente ha pagato e poi… si arrangi.

E questa è deontologia medica?

Non ci sono scorciatoie, non ci sono tecnicismi. C’è solo la consapevolezza che il paziente va portato ad una responsabilizzazione consapevole del proprio stato di salute e, passo dopo passo, condotto ad una alleanza terapeutica che lo accompagni nel futuro.

E allora? Non è forse meglio impegnarsi per migliorare invece che sprofondare nel peggio?

 

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