Editoriali

La dignità della donna nel mondo del lavoro

img_20150623_193844-copia-copiaIn Europa più della metà dei medici al di sotto dei trentacinque anni di età sono donne. Secondo una ricerca realizzata in trenta Paesi dall’Ocse, le donne sotto i 35 anni costituiscono il 58% dei medici nel Regno Unito, il 60% in Francia e quasi il 63% in Spagna. Il record spetta all’Italia, con una percentuale superiore al 65 %. Per anni una donna, la prof.ssa Polimeni, è stata Presidente del Collegio dei Docenti in Odontoiatria di tutte le Università Italiane (2010-2014). Ancora una donna, al massimo livello, con incarichi di grandi responsabilità. Ma è così in tutti i campi?
Al di là della medicina, come vengono trattate le donne nel mondo del lavoro? Nel 1972 l’art. 15 dello Statuto dei Lavoratori recitava: “ Atti discriminatori
È nullo qualsiasi patto o atto diretto a:
a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di quali che o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua a liazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a ni di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali (1)”.
(1) Comma prima sostituito dall’art. 13, L. 9 dicembre 1977, n. 903 e poi così modi cato dall’art. 4, co. 1, D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216.
Nel 2016 nella Ue le donne in media guadagnano circa
il 16% in meno degli uomini. La forbice varia a seconda dei Paesi: inferiore al 10% in Slovenia, Malta, Polonia, Italia, Lussemburgo e Romania. Sfora il 20% in Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania, Austria e Estonia. Come avviene questo fenomeno?
Innanzitutto si deve sapere che l’Eurostat pubblica per tutti i paesi europei una misura della di erenza “cruda” tra i salari maschili e quelli femminili.
“Cruda” signi ca che prendono semplicemente la media di tutti i salari degli uomini di un determinato paese, e la confrontano con la media di tutti i salari delle donne dello stesso Paese.
Nel 2010 ISTAT ha raccolto dati riguardanti 82.000 lavoratori, tra uomini e donne. Il risultato è stato che gli uomini tendono a ricevere più bonus (superminimi salariali, che dipendono completamente dal ben volere del datore di lavoro) rispetto alle donne (la probabilità di riceverli è tra il 6 e il 9% in più), ma che questo aspetto non incide molto sul divario salariale.

L’ipotesi più plausibile è quella secondo cui le donne avrebbero una mobilità lavorativa più scarsa e, se cambiano posto di lavoro, sarebbero più degli uomini guidate da considerazioni di essibilità di orari lavorativi a distanza da casa, piuttosto che dal denaro. Questo per accomodare la vita lavorativa a quella familiare, maggiormente a carico delle donne che degli uomini. Inoltre la maternità, oltre ad essere in molti casi la causa di ne carriera, costituisce un’interruzione di accumulazione di esperienza lavorativa, e un motivo che frena i datori di lavoro a promuovere le donne.
I CCNL che sono stati concordati da datori di lavoro e lavoratori, che sono scaduti, che si sono rinnovati e le leggi sul lavoro che si sono rmate nel corso degli anni; nulla possono fare contro le asimmetrie salariali assolutamente regolari e, mentre la legge 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro) ha protetto la lavoratrice madre negli ambienti a rischio biologico e chimico, permettendole di anticipare la maternità al terzo mese di gestazione, non l’ha tutelata dal comportamento ingiusto e reiterato di troppi datori di lavoro. Le situazioni più tristi si vedono in quegli ambienti dove il lavoratore è a stretto contatto con il datore di lavoro. L’ambiente piccolo, il rapporto personale stretto che si crea tra professionista e segretaria o Assistente di Studio Odontoiatrico assomiglia a quello che si instaura nell’ambiente familiare, dove è normale ricevere il costante aiuto da una moglie o da un genitore. Così si scambia una normale gestazione per un tradimento profondo. Il datore di lavoro, esercitando il potere economico, inizia, con comportamenti poco consoni a vessare la lavoratrice.
Il SIASO ha raccolto denunce secondo le quali il datore di lavoro non ha permesso che la lavoratrice in gestazione anticipasse la maternità, facendo in modo che continuasse a lavorare in ambiente a rischio, ma non solo. Il TULS obbliga alla sospensione dal lavoro a rischio dal momento nel quale si riscontra la maternità a 7 mesi dopo il parto (per garantire l’allattamento). SIASO ha dovuto intervenire per tutelare giovani mamme che si vedevano costrette al rientro anticipato o a rmare un accordo con il datore di lavoro secondo il quale rinunciavano al periodo di allattamento.

È d’abitudine la ricerca di personale gradevole d’aspetto, soprattutto negli studi medici o dentistici. La gradevolezza e la gentilezza delle donne a volte viene fraintesa e in questi casi la lavoratrice si trova in una posizione di cile da gestire. Questi rapporti di lavoro terminano quasi sempre con il licenziamento o con le dimissioni, dopo mesi di vessazioni e ingiustizie. Alcuni racconti fatti da assistenti di studio odontoiatrico hanno del paradossale: “Non voglio denunciare il dentista con il quale ho lavorato per anni. È vero, mi pagava in nero ma mi ha sempre dato tutto quello che mi aveva promesso. Era una brava persona”.

“Devo tornare al lavoro prima dei 7 mesi dopo il parto, nei quali sono tutelata dall’81/08. Il mio dottore ha di coltà di organizzarsi. Io sono l’unica dipendente”.
In alcuni casi le lavoratrici si immedesimano nella di coltà del datore di lavoro non capendo che:
– Se un datore di lavoro non paga i contributi alla dipendente non può essere una brava persona,
– Se un datore di lavoro ha di coltà ad organizzarsi per il periodo di maternità della dipendente, è un problema di cattiva gestione.
Le donne non sono ancora alla pari degli uomini e molto cammino deve ancora essere fatto per quel che riguarda la mentalità, l’educazione, gli usi e i costumi delle persone, soprattutto delle donne che oggi occupano posti di lavoro sempre più importanti ma che, sovente, sono pronte a rinunciarvi per far fronte ai problemi familiari.

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