Editoriali

Non chiamiamola burocrazia

schermata-10-2457672-alle-09-39-21Esce su “Odontoiatria 33” un lavoro dal titolo: “Alla burocrazia lo studio “regala” tre mesi di lavoro in un anno…”. La prima considerazione è di rispetto per i colleghi che hanno condotto l’inchiesta perché sono pochi, in Italia, quelli che oltre alle chiacchiere da bar s’impegnano a studiare l’ergonomia e la gestione dello studio odontoiatrico. Quindi: bravi.

Poi però è giusto entrare nel merito.

  1. L’indagine è condotta su di uno studio professionale di medie dimensioni (tre unità operative) con un titolare, due assistenti di cui una lavora anche come segretaria, due collaboratori (ortodonzia e chirurgia).

Dunque c’è una sola assistente a tempo pieno per le sale operatorie. Abbiamo ripetutamente studiato i tempi di lavoro delle ASO per la decontaminazione, disinfezione e sterilizzazione necessarie in uno studio odontoiatrico, arrivando alla conclusione che per un odontoiatra a tempo pieno serve una ASO a tempo pieno. (1.2) E allora con chi lavora in sala operatoria il collega? E i collaboratori? Siamo ancora a lavorare da soli senza assistenza o con l’assistenza “quando serve”? Serve sempre! Si lavora SEMPRE a quattro mani e spesso a sei mani.

  1. L’unità di misura della burocrazia introdotta è il“minuto di burocrazia”. Definito come il numero di minuti impiegati dall’assistente, segretaria o dentista per svolgere direttamente o indirettamente una mansione burocratica in un anno. Sul metodo di analisi nulla da dire: ciascuno sceglie un sistema che ritiene idoneo e può andare bene anche il “minuto di burocrazia”. Il problema è nel termine. Dal dizionario Treccani, “burocrazia”: “…In senso astratto, il potere assunto negli Stati moderni … dalla massa dei funzionari, soprattutto come effetto del moltiplicarsi delle funzioni dello stato e degli enti pubblici; nell’uso della parola, è in genere implicita un’allusione negativa”. Ci spiegate cosa c’è di negativo nel fatto che uno Stato stabilisce delle norme per garantire la sicurezza dei cittadini? L’epatite C ammazza molta, molta più gente dei terroristi, eppure tutti trovano normale lo schieramento di forze di polizia, i posti di blocco, i controlli aeroportuali ecc. e trovano invece “burocratica” (dunque fastidiosa e inutile) la richiesta dei controlli giornalieri sulle autoclavi e l’etichettatura dei pacchi degli strumenti. Dov’è la logica?
  2. In tutto questo calcolo fatto dai colleghi, la voce più importante, quella che da sola impegna quasi il 90% del tempo totale, è quella dedicata ai “rapporti con il Commercialista /consulente del lavoro: Gestione fatture attive e passive, invio dati per il 730 precompilato.” In effetti è una voce molto importante e, d’altra parte, non si vede come si potrebbe fare a meno della fatturazione ecc. Ma vi sono invece delle voci che sono assolutamente sottovalutate e che non si capisce come possano essere state calcolate. Per esempio, torniamo ai “test efficienza autoclave”. Nell’articolo si indicano 90 minuti l’anno. Ci vogliono 10 minuti, ogni mattina, per il test del vuoto; 5 minuti per l’Helix test; 2 minuti per registrare e archiviare, firmando ogni prova eseguita sull’apposito registro. Totale 17 minuti ogni mattina. Più l’inserimento del Vapor Line per ogni autoclavata, la registrazione del risultato, la firma del registro. Altri 3 minuti per ogni ciclo, per almeno quattro cicli al giorno: 12 minuti. 12+17 =29 minuti/die, per 200 giorni lavorativi/anno = 5.800 minuti (non 90). Poi c’è il tempo di imbustamento degli strumenti e, soprattutto, l’etichettatura di ogni pacchetto a fine ciclo con la data di scadenza della sterilità (30 giorni). E poi c’è il tempo, una volta al mese, per aprire tutti i cassetti, controllare le date di scadenza di tutti i pacchetti e reinviare in linea di sterilità quelli da rifare. Una grande, grande quantità di tempo. E tutto questo viene fatto da una assistente più una che fa anche la segretaria?

Così come è improponibile un tempo di 120 minuti/anno per il documento di valutazione del rischio. Ogni cambiamento di prodotto, ogni nuova sostanza, ogni nuova scheda di sicurezza dei materiali, ogni nuovo elettromedicale ecc. richiede l’aggiornamento o la modifica del documento di valutazione dei rischi. E in un anno si fa tutto in 2 ore? Ma neanche per scherzo.

 

Dunque riflettiamo con grande attenzione sui due problemi che questo articoletto solleva:

  • Smettiamola di parlare di “burocrazia” e parliamo di normative e leggi, perché solo affrontando con serietà il problema si può chiedere al legislatore di modificare tutte quelle regole che sono insensate, sbagliate, inesatte. Altrimenti si fa il piagnisteo che non serve a niente.
  • Quando si affrontano problemi così importanti è necessario analizzare con precisione e rigore i differenti aspetti del problema. Le semplificazioni portano a errori risibili.

Bibliografia

  • Leghissa, S. Moretti: “Costi-benefici dei protocolli preventivi” Dental Cadmos 1996; 20: 43-57
  • Leghissa, S. Sirca, C. Artoni: “Costi dei protocolli per la prevenzione dell’infezione crociata” Dental Clinics 2012 ott: 40-46

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