Editoriali

Chi ci insegna la prevenzione?

odontoiatriaIgiene orale, alimentazione corretta, fluoro e sigillature sono le basi della prevenzione delle malattie di denti e gengive in età pediatrica. Questo è quanto ci dicono le Linee Guida del Ministero della Salute. Ma i cittadini sono informati? No. Ben vengano quindi iniziative di promozione della salute orale come quella portata avanti dalla SIOI nelle scuole. Peccato che, come dimostrato dalla letteratura scientifica, queste iniziative non servano a niente. Mostrare una serie di diapositive, una volta all’anno non porta ad alcun miglioramento del comportamento futuro. Per migliorare il comportamento è necessario avere a disposizione gli strumenti corretti, mostrarne il funzionamento e usarli nella bocca del paziente insieme al paziente. E poi, serve monitorare i risultati nel tempo e rinforzare ripetutamente i comportamenti corretti. Solo così è possibile fare prevenzione. E, in bocca, tutto questo è molto semplice e anche poco costoso. Non servono infatti esami particolari, indagini strumentali superspecialistiche, medicinali costosi o altro. Servono solo visite periodiche dall’odontoiatra o dall’igienista, spazzolino, dentifricio, scovolino e la capacità di usare bene questi strumenti. E quindi serve una corretta informazione, servono istruzioni e consigli per i pazienti basati sull’evidenza scientifica. E, chi può e deve fare tutto ciò? Di certo non il singolo dentista che entra nelle scuole per farsi pubblicità. Sono le istituzioni, l’Università, le società scientifiche costituite dai maggiori esperti al mondo in materia. Altrimenti si corre il rischio, come accaduto di recente in una scuola di Milano a un incontro per i genitori promosso dalla SIOI, di sentire affermazioni del tutto fuori luogo come ”il filo interdentale va usato non solo negli adulti ma anche nel bambino”, oppure “in tutti i bambini va fatta la fluroprofilassi topica con mascherine nello studio odontoiatrico”, “o ancora per valutare il rischio di carie molto utili sonoi test salivari”, e altro ancora. Leggendo i risultati della più recente ricerca scientifica internazionale queste cose non si trovano. Leggendo le linee guida del Ministero della Sanità si trova invece scritto “Il rischio individuale di sviluppare lesioni cariose deve essere valutato attraverso l’esperienza di carie, le abitudini alimentari e di igiene orale, la fluoroprofilassi e lo stato di salute generale di ciascun individuo, oltre che attraverso lo stato socioeconomico della famiglia.“ I test salivari non vengono nemmeno citati. E le stesse linee guida ci dicono anche che la valutazione del rischio di carie è importante per approcciare il piccolo paziente con trattamenti di prevenzione personalizzati, associati appunto al rischio. E allora, attenti: quando a nome di una società scientifica, di fronte a un pubblico non competente, si fanno affermazioni basate sulla propria opinione personale e non sulla evidenza scientifica, si fanno danni. Danni alla salute.

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