Clinica&Ricerca/I Casi

Impianti endossei in pazienti over 85 anni e buona qualità di vita

schermata-2017-01-17-alle-09-40-57Che l’implantologia sia una metodica in grado di risolvere molti problemi dei pazienti odontoiatrici è questione da tempo dimostrata e universalmente accettata. (1,2) Con il progressivo allungarsi della vita media e dell’aspettativa di vita, si pone sempre più spesso al clinico il dubbio se operare pazienti molto anziani, che hanno tuttavia una buona qualità di vita, in modo da risolvere con gli impianti le loro problematiche dentali, o se invece non sia più adatto procedere costantemente con le protesi rimovibili tradizionali. Il dubbio si basa su alcuni elementi di valutazione che il clinico deve assolutamente prendere in considerazione:

a) Il paziente può sopportare bene l’intervento? Non ci sono controindicazioni data la sua età?

b) L’osteoporosi che in questi pazienti, soprattutto di sesso femminile, è certamente presente in vario grado, può rappresentare una controindicazione?

c) L’osteointegrazione procederà in modo regolare?

d) È possibile applicare tecniche rigenerative? e) Il carico immediato è una scelta possibile? Alla prima domanda possiamo rispondere solo analizzando con attenzione l’anamnesi del paziente. Se non sono presenti importanti patologie sistemiche che controindichino l’intervento (peraltro uguali a quelle dei pazienti più giovani) non c’è motivo per non operare. In questo senso vanno opzionate le soluzioni meno invasive (minor numero di impianti, minor impiego di tecniche ricostruttive/rigenerative), compatibilmente con la buona predicibilità della soluzione scelta.

Per quanto riguarda l’osteoporosi si può affermare che non rappresenti una significativa controindicazione all’implantologia endossea. Numerosi lavori sono stati pubblicati negli ultimi 20 anni, a dimostrazione di come l’osteoporosi sia una condizione non controindicante l’intervento. (3,4,5) L’osteointegrazione procederà in modo regolare? E’ possibile applicare tecniche rigenerative? Si può optare per il carico immediato? Sembra proprio di sì a leggere i lavori più recenti pubblicati su questi argomenti. (6.7) Così conclude Srinivasan (7): “Questa revisione presenta robuste evidenze a favore della terapia implantare dentaria nei pazienti più anziani come una predittibile opzione di trattamento a lungo termine per quanto riguarda la sopravvivenza degli impianti e le minime complicazioni. Perciò l’età, da sola, non dovrebbe essere un fattore limitante la terapia implantare”.

Materiale e metodi

Tra il giugno 2007 e il giugno 2016 abbiamo operato 24 pazienti (7 maschi e 17 femmine) di età compresa (al momento dell’intervento) tra gli 85 e i 93 anni, per una media di 89 anni. Di questi 24 pazienti, 21 hanno subito 1 intervento, 2 sono stati operati 2 volte e uno 3 volte consecutive, in differenti aree della bocca. Sono stati inseriti globalmente 46 impianti Bone System® (Bone System s.r.l.) e 9 impianti Straumann® (Straumann SLA IMPLANT). In 12 interventi si è associata la rigenerazione ossea guidata (GBR) utilizzando materiale da riempimento Geistlich Bio-oss® (Spongious bone substitute) e membrane riassorbibili: a – sottomucosa intestinale suina (DynaMatrix®) b – pericardio suino (Jason Membrane®). In 7 casi gli impianti sono stati caricati immediatamente Tutti i pazienti sono stati preparati all’intervento con 1 gr. di amoxicillina ogni 12 ore cominciando da 24 ore prima e continuando per i 5 gg. successivi. È stata utilizzata anestesia plessica Carboplyina®20mg/ml (soluzione iniettabile mepivacaina cloridrato con adrenalina 1:100.000). Tutti i pazienti sono stati monitorati, per tutta la durata dell’intervento, da un medico specialista in cardiologia, collegati a un apparecchio per il monitoraggio Lifepak 20® Medtronic. La registrazione elettrocardiografica e la misurazione pressoria non hanno mai indicato dati di rischio per il paziente. (8) Per il dolore si è utilizzato Tachipirina® 1000 mg (Paracetamolo) 1 ora prima dell’intervento e ogni 12 ore per i due gg. a seguire. Tutti i pazienti sono stati contattati telefonicamente il giorno prima dell’intervento per ricordare loro l’ ora esatta dell’appuntamento e verificare che avessero ben compreso la posologia dei farmaci. Il giorno successivo all’intervento sono stati tutti ricontattati telefonicamente per avere notizie del loro stato di salute, di eventuale dolore, edema o comunque disagio. I punti di sutura (poliammide pseudomono filamento, non-assorbibile 3/0) sono stati rimossi al controllo dopo 12 giorni. Sono state fatte radiografie (ortopantomografie) all’atto della progettazione dell’intervento, subito dopo e, in seguito, ogni anno. I pazienti sono stati controllati con un minimo di tre mesi dopo l’intervento a un massimo di 96 mesi per una media di 28 mesi. Nel corso degli anni successivi all’intervento tre dei nostri pazienti sono deceduti e non è più stato possibile controllarli.

Risultati e discussione

Tutti gli impianti sono rimasti funzionanti e asintomatici fino al momento dell’ultimo controllo, pertanto la percentuale di successi, in questi casi selezionati, è stata del 100%. Pur nel numero limitato di casi presentati, questo lavoro concorda con quanto già pubblicato in letteratura, e cioè che l’implantologia nei pazienti anziani è una soluzione affidabile e predittibile e può essere, con la dovuta attenzione, utilizzata dai clinici per migliorare la qualità di vita dei loro pazienti. L’utilizzo di anestetico con il vaso costrittore si è dimostrato scevro di complicanze e molto utile per meglio controllare il dolore e il sanguinamento intraoperatorio, senza peraltro presentare controindicazioni.(8)

Bibliografia

1)Zarb GA, Schmitt A: “the longitudinal clinical effettiveness of osseointegrated dental implants: the Toronto study” J Prosthet Dent 1990; 63: 451-7 2)Albrektsson TO, Johansson CB, Sennerby L: “Biological aspects of implant dentistry: osseointegration” Periodontology 2000 vol 4, 1994; 58-73 3)Fujimoto T, Niimi A, Nakai H, Ueda M: “Osseointegrated Implants in a patient with osteoporosis: a case report” Int J Oral Maxillofac Implants 1996; 11:539-542 4)4) Anderson JD, Zarb GA: “Is osteoporosis a risk factor for osseointegration of dental implants?” Int J Oral Maxillofac Implants 1993; 8:137- 144 5)5) Chow L, Chow TW, Chai J, Mattheos N: “Bone stability around implants in elderly patients with reduced bone mineral density. A prospective study on mandibular overdentures” Clin Oral Implants Res 2016 Jun 29 doi:10.1111/cir. 12907 6)Park JC, Baek WS, ChoiSH, Cho KS, Jung UW: “Long-term outcomes of dental implants placed in elderly patients: a retrospective clinical and radiographic analysis” Clin Oral Implants Res. 2016 Jan 18 doi: 10.1111/cir. 12780 7)Srinivasan M, Meyer S, Mombelli A, Miller F: “Dental implants in the elderly population: a systematic review and meta-analysis” Clin Oral Implants Res. 2016 Jun. 7 doi: 10.1111/cir. 12898 8)Leghissa GC, Azzini M: “Vasocostrittori nei cardiopatici” Implantologia Orale 2000; 5: 23-34 

 

 

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