Editoriali

Istruzioni in italiano? È un obbligo che nessuno rispetta

71m7+rPN+QL._SL1500_ (1)Pare incredibile ma, ancora oggi, dopo anni dall’entrata in vigore del DM 2006/42 CE, ci sono aziende e fornitori che inviano all’acquirente  il libretto di istruzioni in inglese o, comunque, in lingue diverse dall’italiano, o non lo mandano per niente.

NON SI PUÒ. La legge (DM 2006/42) recita: “Documentazione tecnica: in che lingua? il manuale di uso e manutenzione ordinaria consegnato a corredo del prodotto, qualunque esso sia, deve tassativamente essere redatto nella lingua dell’utilizzatore. La fornitura di documentazione in lingua differente (ad esempio in inglese, “tanto lo sanno tutti”) espone l’utilizzatore a rischi dovuti ad errate interpretazioni (o al fatto che il manuale venga ignorato), e il Costruttore/Rivenditore alle conseguenze di potenziali azioni civili o penali riconducibili a sinistri o comunque a rotture/disfunzioni sulla macchina. E’ statisticamente provato che la causa principale dei contenziosi che sfociano in ambito legale poggiano sul fatto che il manuale non era nella lingua dell’utilizzatore.”

Sembra chiaro no? Eppure è un continuo: non c’è la dichiarazione di conformità, o mancano le schede di sicurezza, o il libretto d’istruzioni è in lingua diversa dall’italiano ecc.

Ma perché, in questo nostro Bel Paese, così tante persone ritengono che le norme siano del tutto insignificanti e si comportano come se non esistessero? Deve sempre essere necessario intervenire con sanzioni? E allora, se così deve essere, mettiamoci d’accordo con gli ordini dei medici che tanto parlano di rispetto della professione e del cittadino e prendiamo un impegno: da settembre (è troppo presto? da ottobre?) ogni volta che acquistiamo un dispositivo medico o  qualsiasi prodotto con non sia rispondente a tutte le specifiche CE, lo segnaliamo all’Ordine di appartenenza e l’Ordine provvede a fare regolare segnalazione ai NAS. È una proposta che può andare bene?

La difesa della dignità della professione comincia proprio dal far rispettare le regole che valgono (e devono valere) per tutti: da chi non raggiunge i punti ECM che dovrebbe fare (più del 70% degli odontoiatri), a chi non rispetta le normative europee sulla documentazione, a tutti coloro che non hanno fatto fare ai loro dipendenti i corsi di formazione obbligatoria e così via. Da una parte ci sono le chiacchiere, dall’altra il rispetto degli impegni e dei doveri. Ci sono norme che sono senza senso, sbagliate, anacronistiche? Si fa una battaglia politico-sindacale per cambiarle, non si risolve il problema col metodo della “spalluccia”.

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