Editoriali

Devi fare un impianto? Ci vuole la Cone Beam. Chi lo dice? Boh!

Cone BeamSempre con maggiore frequenza si deve assistere allo spettacolo di odontoiatri e “centri” odontoiatrici che propinano la necessità della 3D per posizionare impianti endossei. Perché così è chiaro che chi non ha la Cone Beam non può fare impianti e il paziente deve recarsi presso il “centro altamente specializzato” che invece l’apparecchiatura ce l’ha? O perché, visto che è stata comprata la macchina, bisogna farla lavorare per pagarla? O semplicemente perché si è ignoranti e ci si crede?

In campo scientifico le opinioni personali del dottor Pinco Pallo o le esternazioni di Pallo Pinco non hanno la minima importanza. Ciò che conta è il livello di conoscenza scientifica internazionalmente riconosciuta e presentata dalle Società Scientifiche che rappresentano il più alto livello di conoscenza presente in quel momento. E, allora, smettiamola con la “scienza spazzatura” e vediamo quali sono i riferimenti:

  1. Principio di giustificazione: l’articolo 3 del Dlgs. 187/2000 così si esprime: “qualsiasi esposizione deve mostrare di essere sufficientemente efficace mediante la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici da essa prodotti, rispetto al danno alla persona che l’esposizione stessa potrebbe causare”.
  2. principio di ottimizzazione: qualsiasi esposizione deve essere mantenuta al livello più basso ragionevolmente ottenibile purchè compatibile con il raggiungimento dell’informazione diagnostica richiesta. Il legislatore, infatti, oltre alla giustificazione, introduce nella normativa all’art. 4 (Dlgs. 187/2000) il principio di ottimizzazione. La sigla ALARA, che è l’acronimo di “As Low As Reasonably Acievable”, riassume il principio fondamentale, che cioè qualsiasi esposizione deve essere mantenuta al livello più basso ragionevolmente ottenibile, purchè compatibile con il raggiungimento della informazione diagnostica richiesta.
  3. Adeguandosi a questi principi già nel 2002, a conclusione del Consensus   Workshop organizzato dalla European Association for Osseointegration, tenutosi al Trinity College di Dublino, il documento conclusivo recitava: “Nella valutazione del sito implantare, il chirurgo necessita di informazioni sul volume osseo e la sua qualità, la topografia e le relazioni con importanti strutture anatomiche, come i nervi, i vasi, le radici, il pavimento del naso e le cavità sinusali. Queste informazioni si ottengono con un esame clinico e appropriate radiografie convenzionali. La decisione di procedere con indagini tridimensionali deve essere basata su necessità chiaramente identificabili…”
  4. Nel 2012 EAO torna sull’argomento e pubblica un nuovo consensus workshop con le linee guida per le immagini diagnostiche in implantologia. Qui si legge: “queste informazioni sono inizialmente ottenute con l’esame clinico e appropriate convenzionali radiografie. La decisione di procedere a immagini tridimensionali dovrebbe essere basata su chiaramente identificata necessità e richieste cliniche e chirurgiche   del clinico responsabile coinvolto”.

 

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