Editoriali

Scienza e chiacchiere dello zio e dell’amica

fca_LRTco2gVcZ36XA69L’articolo del professor Burioni, che abbiamo pubblicato su “Odontoiatria: Team at work” ha sollevato un grande interesse e aperto un dibattito tra i lettori. Colgo dunque l’occasione, partendo da qui, per affrontare alcuni argomenti che mi sembrano decisivi e sono alla base di qualunque discussione.

  • La scienza, per quanto sembri strano, è scientifica. Si basa cioè su osservazioni che devono trovare la loro conferma sul numero, sulla durata nel tempo, sulla verifica. Ciò significa che i singoli casi, ancorché numerosi, non hanno alcun valore. I numeri si fanno su valutazioni grandi, molto grandi, Più sono grandi e maggiore è la possibilità che alcuni casi che, per l’appunto per caso sono avvenuti in un territorio, in un’area, si diluiscano fino ad assumere un significato assolutamente casuale. Se arrivo in macchina a Bologna e mi attraversa la strada un gatto con tre zampe ciò non significa che a Bologna i gatti abbiano tre zampe, ma che ho incontrato l’unico gatto cha ha avuto un incidente e ha perso una zampa. Questo modo di ragionare è l’unico che consente delle valutazioni obiettive perché il singolo, o i singoli casi, pur gravi e/o dolorosi come quello della coincidenza vaccino-autismo (poi clamorosamente smentita con radiazione dall’Ordine dei medici inglese di chi l’aveva sostenuta e pubbliche scuse della rivista che l’aveva pubblicata senza verificarla adeguatamente), sono per l’appunto singoli casi e sui grandi numeri si può vedere come non esista alcuna correlazione tra i due fatti. Faccio un esempio: se una paziente perde un impianto endosseo e ha 62 anni con una MOC indicativa per osteoporosi, il chirurgo può essere portato a fare un collegamento e dire: “nella mia esperienza le donne con osteoporosi sono a rischio per gli impianti”. Ma questa affermazione, che si basa appunto sulla sua limitata e miope esperienza, è assolutamente contraddetta dai grandi numeri dove l’evidenza dimostra che non vi è alcuna variazione statistica nel fallimento degli impianti nelle donne oltre i 55 anni, rispetto agli uomini che, notoriamente, di osteoporosi non soffrono o soffrono in grado decisamente minore.
  • Il tempo. Come diceva Bertolt Brecht: “La verità non è figlia della autorità, è figlia del tempo”. Perché un fatto acquisti dignità scientifica è necessario che, date le condizioni necessarie, si debba ripetere nel tempo in modo uguale o molto simile. Nelle polemiche che ancora corrono sui vaccini non esiste alcuna possibilità di dimostrare una ripetibilità temporale. L’unica ripetibilità temporale è la costanza con la quale queste chiacchiere da bar si ripresentano. È successo con il “siero anticancro” di Di Bella che è rivelato una bufala pazzesca, è successo recentemente con la terapia con “le staminali” fino a dimostrarsi una truffa vergognosa sulla pelle della gente che soffre e dei loro cari. Ma anche in questi casi uomini (e donne) politici, che proprio per il ruolo pubblico dovrebbero avere la massima attenzione alle proprie affermazioni, si sono lanciati in filippiche vergognose, alla caccia di qualche consenso elettorale. Anche quando tutto il mondo scientifico ha dimostrato l’infondatezza e la dannosità di quelle procedure ben si sono guardati dallo scusarsi pubblicamente.
  • La verifica. Se una ipotesi scientifica è vera, deve essere verificabile. Date dunque le condizioni, l’ipotesi deve essere ripetibile portando alle stesse conseguenze. Se ciò non avviene, se cioè l’ipotesi non si può confermare non vi è validità scientifica. Se, per esempio, faccio un intervento di rigenerazione ossea guidata, e non ottengo il risultato previsto, devo considerare due possibilità: che la GBR non funzioni così come propagandata o che io abbia commesso degli errori. Se i risultati non li ottengono nemmeno i colleghi più esperti e competenti nel campo, allora significa che la GBR, così come viene presentata, non funziona. Ma se gli altri hanno i risultati e io no significa che commetto degli errori e devo rivalutare con attenzione, passo passo, le procedure.

Ora di tutto ciò, nella polemica sui vaccini, non si discute. Si sentono le opinioni dello zio, dell’amica, della cognata che si basano su sentito dire, casi mai accertati, fantasie. Ma perché? Perché è molto più facile che non affrontare un serio dibattito. Si fa fatica a studiare, ad approfondire gli argomenti, a documentarsi. Ci vogliono anni di studio (a volte non basta tutta la vita) per entrare in profondità nei segreti della biologia, della chimica, della fisica. Ci vuole dedizione, pazienza, spirito di sacrificio. Si tratta di rinunciare a tanti momenti di svago, e affrontare argomenti complessi e difficili sui quali impegnarsi a fondo per la comprensione e il ragionamento. Allora molto più semplice sentire l’opinione di un giornalista (!), di un avvocato, di un negoziante.

Ma appena si abbandona il terreno del chiacchiericcio inconcludente e si entra nel merito ci si rende conto che da una parte è schierato tutto il mondo scientifico internazionale, l’evidenza inconfutabile dei numeri, del tempo e della verifica, e dall’altra il sentito dire, il caso drammatico, l’incompetenza. Frequentemente i miei pazienti, in merito a una terapia odontoiatrica, mi chiedono : “Ma lei, dottore, cosa ne pensa?”. Io rispondo nell’unico modo in cui può rispondere un uomo di scienza, riportando le parole del mio maestro Giorgio Vogel: “Io non penso, io so!” E se non sapessi non darei una opinione, ma prenderei il tempo che mi serve per documentarmi e rispondere in modo corretto. Perché non c’è vergogna nel non sapere una cosa. C’è vergogna e colpa nel non sapere una cosa e parlare a vanvera.

Questo problema, dell’attenzione superficiale alle evidenze scientifiche, si presenta anche negli addetti ai lavori. Ci sono medici e odontoiatri che danno informazioni errate ai loro pazienti esponendoli così a pericoli e danni. Quando un’idea sbagliata si è radicata nella mente è molto difficile rimuoverla. Per esempio: è pratica diffusa dire al paziente che deve sospendere l’antiaggregante (di solito aspirinetta) o, peggio ancora, l’anticoagulante per un intervento di chirurgia orale. Benché da anni esista una fortissima evidenza del fatto che l’interruzione della terapia può rappresentare un rischio altissimo per il paziente, a fronte di un modestissimo rischio emorragico. Walh ha appena pubblicato un lavoro (1) nel quale si legge: “… per la maggioranza della chirurgia dentale non si dovrebbe interrompere la terapia antiaggregante per l’aumentato rischio di complicanze emorragiche che sono di gran lunga superate dall’aumentato rischio di complicanze emboliche.”

Vogliamo fare un altro esempio? Da decenni si è dimostrato come le recessioni gengivali e le abfrazioni non abbiano alcun rapporto con lo spazzolamento, come in questi lavori del 2003:

“Più del 50% della popolazione ha almeno un sito con una recessione gengivale…la prevalenza delle recessioni è uguale nei pazienti con buona o cattiva igiene orale.” (2)

“Brady & Woody (1977) avendo studiato i denti di 200 dentisti con il microscopio a scansione, hanno dimostrato che la forma della maggioranza delle lesioni non poteva essere spiegata con lo spazzolamento… non vi è alcuna evidenza che lo spazzolamento sia un fattore eziologico delle abrasioni e delle abfrazioni.” (3)

Nonostante questo, ancora numerosi colleghi (e tante igieniste!) spiegano al paziente che NON deve fare spazzolamento orizzontale, che non deve eccedere nello spazzolamento e che … deve usare uno spazzolino morbido (!). Ancora non si è riusciti a scalzare questa vecchia sciocchezza che si basa su di una inferenza: vedo la recessione, l’abrasione, l‘abfrazione. Vedo che il paziente si spazzola, DUNQUE la colpa è dello spazzolino. Ma non è vero. È falso. Ecco come si generano false credenze e opinioni errate.

Bibliografia:

  • Wahl MJ: “The mythology of anticoagulation therapy interruption for dental surgery” JADA 2017 57 (1): 1-10
  • M.Kassab, R.E.Cohen: “The etiology and prevalence of gingival recession” JADA 134; february 2003: 220-225
  • Miller N, Penaud J, Ambrosini P, Bisson-Boutelliez C, Briancon S: “Analysis of etiologic factors and periodontal conditions involved with 309 abfractions” J Clin Periodont 2003; 30:828-832)

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