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Chi è il medico competente?

Iniziamo dalla norma: quella che regola gli aspetti della prevenzione, della protezione dei lavoratori, dei rischi, delle procedure è il D.Lgs 81/2008 (foto 1) che racchiude una serie di normative prendendo il posto della famosa legge 626 del ‘94 con cui è stato normato per la prima volta il rischio biologico che è il principale per gli operatori sanitari, dall’ospedale allo studio odontoiatrico. Poi il rischio biologico viene tarato in virtù del tipo di attività che un operatore sanitario svolge. Chi governa tutto questo aspetto preventivo e protettivo sui lavoratori è il testo unico 81/2008 che coinvolge nella gestione della sicurezza in azienda tutta una serie di figure.

Chi è ritenuto il maggior responsabile per ciò che accade all’interno dell’azienda è il datore di lavoro. Il datore di lavoro deve ottemperare a questo decreto e per farlo deve nominare una serie di ‘collaboratori’. Il primo momento che il datore di lavoro deve mettere in moto è capire se nell’azienda che governa ci siano dei fattori di rischio per i lavoratori. Per valutare questo aspetto deve seguire direttamente il datore di lavoro dei corsi per poter svolgere
una funzione importante all’interno dell’azienda di responsabile del servizio di protezione e prevenzione. Nelle aziende grandi più facilmente ci si rivolge a consulenti esterni con competenze specifiche per questo lavoro. Nelle aziende di dimensioni più ridotte non è raro che sia invece il datore di lavoro a ricoprire il ruolo di Rspp (responsabile servizi prevenzione protezione) dopo aver seguito specifici corsi di formazione e gli annessi corsi di aggiornamento.

Qual è la funzione principe dell’Rspp? La valutazione dei rischi, cioè capire se i fattori di pericolo a cui tutta la popolazione è esposta per alcune attività lavorative, diventa fattore di rischio. Il responsabile deve dunque valutare tutti i rischi a cui fa riferimento la norma: poi se non c’è come rischio lavorativo, all’interno del documento che si prepara facendo questa valutazione che si chiama documento di valutazione dei rischi, dichiarerà appunto che non ci sono rischi presenti.

Qual è il fine della norma? Io ti dico quali sono tutti i rischi che potrebbero essere presenti e tu mi dici se ci sono o non ci sono dichiarandolo esplicitamente. Non basta dire “secondo me” c’è solo il tal rischio… Il documento di valutazione dei rischi che solitamente viene compilato dall’Rspp spesso in collaborazione con una figura sanitaria, il medico, che non è ancora stato nominato medico competente, perché la nomina del medico competente avviene in base a quanto viene scritto nel documento di valutazione dei rischi. Se non ci sono fattori di rischio lavorativi, il medico competente non è necessario nominarlo perché non è necessario approntare un percorso di sorveglianza sanitaria. Il medico competente viene nominato in virtù di quanto è scritto nel DVR.

Poi abbiamo tanti altri attori che ruotano intorno a questo servizio di prevenzione: nelle aziende grandi abbiamo un addetto dedicato, poi c’è il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) che viene nominato da tutti gli altri colleghi (attenzione: è un obbligo) e per
svolgere queste funzioni deve affrontare un percorso di formazione di 31/32 ore e i successivi aggiornamenti. Il suo compito è vigilare che tutti gli aspetti relativi alla sicurezza dell’81/2008 ma anche di altre norme siano rispettati e adeguatamente valutati. Abbiamo gli addetti al primo soccorso in caso di malore o infortunio ecc, e gli addetti emergenze come l’addetto antincendio. Sono figure che il datore di lavoro deve obbligatoriamente nominare all’interno dell’azienda e per svolgere la loro funzione devono seguire dei corsi di formazione e aggiornamenti periodici. Quindi abbiamo i dirigenti preposti che in ospedale o in un ambulatorio molto grande possono essere per esempio il primario, il caposala, il capotecnico ecc. La loro funzione è quella di vigilare affinché tutte le procedure aziendali siano correttamente seguite da parte dei lavoratori. Se così non fosse il dirigente e il preposto devono comunicare questa mancata osservanza delle disposizioni aziendali al datore di lavoro che eventualmente prenderà dei provvedimenti verso i lavoratori che non seguono le procedure decise dall’azienda. Infine abbiamo il medico competente, che è una figura “tecnica”, specialista in medicina del lavoro o di igiene preventiva o di medicina legale che però per svolgere la funzione di medico competente deve seguire appositi corsi di aggiornamento. L’unica figura medica che non è obbligata a seguire dei corsi di aggiornamento professionale è il medico del lavoro perché nella sua professione è già previsto questo percorso formativo. E poi il lavoratore che deve aiutare tutti gli
attori coinvolti in queste funzioni a gestire la prevenzione nel modo più corretto seguendo le procedure che l’azienda emana in termini di sicurezza e prevenzione degli infortuni, malattie professionali ecc. È un impianto abbastanza complesso e corposo che tutte le aziende devono mettere in moto.

Fattori di rischio per la salute:

  • Agenti chimici
  • Agenti cancerogeni (H350, H350i, H351) e mutageni (H340, H341)
  • Agenti biologici
  • Vibrazioni
  • Rumore
  • Videoterminali
  • Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti
  • Carico di lavoro fisico
  • Lavoro a turno notturno

    La valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato nonché quelli connessi alle differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi (art. 28 comma 1). Si veda l’accordo interconfederale del 9 giugno 2008 per il recepimento dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato concluso l’8 ottobre 2004.

    Quasi tutti questi fattori di rischio sono contenuti nella legge 81, tranne le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti e il lavoro a turno notturno. Se il fattore di pericolo non assume la valenza di fattore di rischio dopo essere valutato non è un fattore di rischio. Ora vediamo quali potrebbero essere i fattori di rischio in uno studio odontoiatrico: sicuramente, in prima battuta, gli agenti biologici perché quando si svolge un’attività anche chirurgica come quella che spesso accade nel settore odontoiatrico su un paziente il rischio biologico è gioco-forza presente per le manovre che in uno studio odontoiatrico vengono effettuate.

Videoterminali diventano un rischio quando il lavoratore è esposto per un tempo settimanale superiore alle 20 ore. Il rischio prevalente in uno studio odontoiatrico è dunque quello biologico ex Titolo X D. Lgs 81/2008.

Campo di applicazione (art. 266):
tutte le attività lavorative in cui vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.

Definizioni (art. 267):
si intende per agente biologico qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie, intossicazioni; microrganismo è qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico; coltura cellulare è il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.

Misure tecniche, organizzative e procedurali (art. 272):

  • evitare l’utilizzazione di agenti biologici nocivi
  • limitare al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici
  • progettare adeguatamente i processi lavorativi
  • adottare misure collettive di protezione, ovvero misure di protezione individuale
  • adottare misure igieniche
  • usare il segnale di rischio biologico e altri segnali di avvertimento appropriati
  • elaborare idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni
  • definire procedure di emergenza
  • verificare la presenza di agenti biologici al di fuori del contenimento fisico primario
  • predisporre i mezzi per la raccolta, l’immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in sicurezza
  • concordare procedure per la manipolazione e il trasporto in sicurezza nel luogo di lavoro

    Misure igieniche (art. 273)
    In tutte le attività comportanti rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro assicura:
  • servizi sanitari adeguati, lavaggi oculari e antisettici per la pelle
  • indumenti protettivi o altri indumenti idonei, da riporre in posti separati dagli abiti civili
  • dispositivi di protezione individuale controllati, disinfettanti e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima dell’utilizzazione successiva
  • gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati da agenti biologici vengano tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario, distrutti
  • è vietato assumere cibi o bevande e fumare nelle aree di lavoro in cui c’è rischio di esposizione.

    Informazione e formazione (art. 278)
    È obbligatoria in tutte le attività con rischio per la salute dei lavoratori e comprende informazioni, istruzioni e formazione concernenti:
  • i rischi per la salute dovuti agli agenti biologici utilizzati
  • le precauzioni da prendere per evitare l’esposizione
  • le misure igieniche da osservare
  • la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e dei dispositivi di protezione individuale e il loro corretto impiego
  • le procedure da seguire per la manipolazione di agenti biologici del gruppo 4
  • il modo di prevenire il verificarsi di infortuni e le misure da adottare per ridurne al minimo le conseguenze.

    L’informazione e la formazione sono fornite prima che il lavoratore sia adibito alle attività in questione, e ripetute, con frequenza almeno quinquennale, e comunque ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono sulla natura e sul grado dei rischi. Nel luogo di lavoro sono apposti in posizione ben visibile cartelli su cui sono riportate le procedure da seguire in caso di infortunio o incidente.

    Sorveglianza sanitaria (art. 279)
    Il rischio biologico non è soltanto un rischio professionale: tutti noi vi siamo esposti. Il rischio biologico è una esposizione naturale per tutta la popolazione, a prescindere dall’attività lavorativa che si svolge. Poi, ci sono attività lavorative in cui questa esposizione naturale viene superata. Se questa esposizione naturale viene superata durante lo svolgimento dell’attività lavorativa assume la valenza di rischio professionale. Qualora l’esito della valutazione del rischio ne rilevi la necessità i lavoratori esposti ad agenti biologici sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41. È un obbligo, sia chiaro, non una facoltà. Se c’è un rischio lavorativo la sorveglianza sanitaria è obbligatoria, dunque diventa obbligatoria la nomina del medico competente ed è obbligatorio che quest’ultimo predisponga un piano sanitario aziendale dopo aver compiuto un sopralluogo in azienda per capire come è strutturata e se tutti i rischi evidenziati all’interno del documento siano stati adeguatamente valutati. Eventualmente aggiunge alcune novità in virtù delle proprie competenze. Nel piano sanitario aziendale saranno indicate due cose prima di tutto, con effetto obbligatorio:
  • ogni quanto la visita medica deve essere effettuata
  • se, a corredo della visita medica, devono essere anche degli accertamenti ematici o strumentali.

    Il datore di lavoro, su parere del medico competente, adotta misure preventive particolari fra cui:
  • messa a disposizione di vaccini efficaci
  • allontanamento temporaneo del lavoratore (secondo le procedure dell’art. 42)
  • la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e dei dispositivi di protezione individuale e il loro corretto impiego
  • la revisione della valutazione dei rischi in caso di anomalie riscontrate negli accertamenti sanitari.

    Il medico competente informa i lavoratori sulla necessità di sottoporsi a controllo anche dopo la cessazione della esposizione, e sui vantaggi e inconvenienti della vaccinazione e della non vaccinazione.

    LA CONTAMINAZIONE MICROBICA NELL’AMBULATORIO ODONTOIATRICO
    Una premessa è doverosa: non si può dire che all’interno dello studio odontoiatrico non ci siano le condizioni della contaminazione microbica. Magari si tratterà di un rischio basso, a seconda del tipo di attività che viene svolta, ma certamente là dove si utilizzano strumenti come le frese, è inevitabile che il rischio biologico sia ben presente. D’altronde, non sono il solo a dirlo, ma la letteratura scientifica in più casi ha evidenziato casi del genere.
    Vediamo ora a cosa si riferisce il rischio infettivo nell’ambulatorio odontoiatrico:
  • alla presenza di portatori microbici tra pazienti e tra il personale dell’equipe odontoiatrica: gli interventi che si fanno sul paziente sono il principale fattore di rischio anche perché del paziente, anche quelli che si conoscono da più tempo, non si può sapere tutto. D’altronde, è vietato svolgere delle indagini sul paziente non correlate alla patologia e al tipo di attività che si deve fare sul paziente. In altre parole, di cosa sia portatore il paziente non sapete nulla, e magari non lo sa nemmeno lui. D’altronde, lo sappiamo tutti, ci sono portatori sani e asintomatici di malattie infettive (dalla tubercolosi al coronavirus, dall’epatite c all’HIV). Anche il personale dell’equipe ovviamente potrebbe in alcuni casi correre questo genere di rischio. Se viene fatta la sorveglianza sanitaria e se l’odontoiatra e l’aso sono idonei a svolgere quell’attività è una tutela anche per il paziente.
  • Alle procedure terapeutiche svolte in stretta vicinanza del volto del paziente da parte dell’equipe odontoiatrica, in un ristretto campo operatorio con presenza di sangue e di saliva. Questa “nube” microbiologica è stata misurata con un diametro che supera abbondantemente il metro.
  • All’utilizzo di strumenti taglienti e acuminati che comporta un rischio infortunistico (che segue un percorso ben definito).
  • All’utilizzo di strumenti rotanti ad alta velocità che provoca la famigerata nube microbiologica che coinvolge tutta l’equipe presente.
  • Al rischio di ferite durante le procedure di pulizia dello strumento utilizzato, per esempio durante la decontaminazione o sterilizzazione in autoclave. In questo caso a correre il rischio potrebbero essere figure ausiliarie dello studio odontoiatrico.
  • Alla presenza di apparecchiatura con superfici difficili da decontaminare, si pensi a tutto il discorso relativo al cosiddetto “riunito”.
  • Allo scambio di manufatti con strutture esterne all’ambulatorio odontoiatrico, pensiamo per esempio al collegamento con il settore degli odontotecnici.

    Dunque, i momenti di esposizione ad alcuni agenti biologici all’interno dell’attività dello studio odontoiatrico e, talvolta, anche all’esterno vanno tenuti in grande considerazione.

Modalità di trasmissione delle infezioni in ambito odontoiatrico

Come si trasmettono le infezioni?
– Contagio interumano (meno controllabile): con schizzi di sangue, liquidi orali e altre secrezioni provenienti dalle fonti di infezione;
– Contagio indiretto (più controllabile): con strumenti e superfici contaminate (evento infortunistico); con fluidi del cavo orale o del tratto respiratorio sotto forma di aerosol; con acqua contaminata dei circuiti del riunito. 

Oggi, con la pandemia in corso, la mascherina chirurgica non è sufficiente a proteggere l’equipe che lavora a stretto contatto con il paziente: servono i cosiddetti dpi, dispositivi di protezione individuale. Dalla sala d’aspetto al riunito fino alla sala in cui si opera è necessario prestare ancora più attenzione all’igiene e al rispetto delle procedure previste. Mi aspetto comunque che i dispositivi di protezioni individuale previsti siano utilizzati a prescindere da questo specifico momento storico. 

Qual è l’origine delle infezioni in ambiente odontoiatrico? Pazienti e personale portatori di agenti patogeni (attività sul paziente, contatto tra operatori); carente igiene personale degli operatori; contatto con strumenti o apparecchiature contaminate; inalazione di aerosol infetti. 

Vaccinoprofilassi per controllare il rischio biologico
Nessuna vaccinazione è obbligatoria, ma sono fortemente raccomandate per chi opera in ambito sanitario:
– Epatite B: virus molto aggressivo che soprattutto in passato ha dato grossi problemi, spesso da sieroconversione in caso di contatto, si trasmette per via parenterale e non per via aerea (taglio, puntura, contaminazione di cute non integra e contaminazione di mucosa buccale e di mucosa congiuntivale). È una patologia che sta decrescendo in maniera significativa grazie all’introduzione da oltre 20 anni della vaccinazione obbligatoria per i bambini 
– Varicella
– Rosolia
– Parotite
– Morbillo
(Queste vaccinazioni sono soprattutto pensate per chi ha a che fare con i pazienti-bambini)
– Influenza (per gli OS con mansioni di assistenza diretta ai pazienti) 
– Tubercolosi (in casi particolari per operatori che lavoratori in aree a rischio)
– Epatite A (per addetti a divisioni di malattie infettive, pediatria, gastroenterologia; luoghi di ricovero per persone con deficit intellettivi o psichici; laboratori di ricerca che lavorano con il virus)
– Tifo (per personale di laboratorio con possibilità di frequenti contatti con Salmonella Typhi)
– Tetano (utile ciclo di base)

Precauzioni universali emanate dal ministero della Salute tra il 1989 e il 1990 quando ci si rese conto dei rischi legati alla diffusione del virus HIV. Oggi sembrano banali, ma fino a pochi anni fa non era così. 

Prima di tutto è necessario operare correttamente il lavaggio delle mani. Devono essere adottate misure barriera per prevenire l’esposizione a contatti accidentali con sangue e altri liquidi biologici; esse consistono in:
– uso di dispositivi di protezione individuale quali guanti, camici, mascherine, occhiali e visiere;
– utilizzo e smaltimento corretti di aghi e taglienti;
– decontaminazione delle superfici sporcate da materiali biologici potenzialmente infetti.

Tali misure barriera:
– devono essere adottate da tutti gli operatori la cui attività comporti contatto con utenti all’interno della struttura sanitaria;
– devono essere applicate a tutte le persone che accedono alla struttura (ricovero, domicilio, ambulatorio) in quanto l’anamnesi e gli accertamenti diagnostici non ci permettono di identificare con certezza la presenza o l’assenza di patogeni trasmissibili negli ospiti e quindi tutti devono essere considerati potenzialmente infetti;
– devono essere applicate di routine quando si eseguono attività assistenziali e terapeutiche e quando si manipolano presidi, strumenti o attrezzature che possono provocare un contatto accidentale con sangue o altro materiale biologico.

Mettiamo il caso del paziente che telefona in studio dopo aver effettuato una visita nei giorni precedenti per comunicare di aver scoperto la positività al tampone del Covid-19: come ci si deve comportare? Se tutti gli operatori hanno utilizzato le ffp2 non sono considerati contatti stretti. Ricordo che la mascherina chirurgica protegge “in uscita”, ma non filtra in entrata: se io la indosso e qualcun altro non la indossa e risulta positivo, nonostante abbia indossato la mascherina chirurgica posso essere infettato. Dunque tutti devono indossare la mascherina chirurgica per proteggersi indirettamente. È ovvio che la mascherina chirurgica non può essere indossata da un paziente odontoiatrico. Quindi la protezione degli operatori passa dall’uso non della mascherina chirurgica, ma di un dpi, una mascherina ffp2 o ffp3. Se gli operatori indossano (e sostituiscono) correttamente ffp2 o ffp3 non sono considerati contatti stretti perché proteggono tantissimo in entrata. Viceversa, se l’operatore ha utilizzato la mascherina chirurgica o, peggio, nessuna mascherina, è evidente che è considerato contatto stretto. A questo punto l’iter prevede la comunicazione del contatto stretto al medico di medicina generale che provvede a programmare un tampone. La mascherina chirurgica dunque può essere indossata solo da personale della segreteria/receptionist, tutti gli altri la ffp2. Nella sala d’aspetto la mascherina chirurgica deve essere indossata anche dal paziente. La sostituzione della mascherina chirurgica per gli operatori deve essere effettuata ogni 4 ore. Per quanto riguarda la sanificazione dell’ambiente dopo che il paziente è uscito servono disinfettanti come l’amuchina a base di cloro o di alcool sotto forma di spray da nebulizzare sulla poltrona, su tutto il riunito, che vengono poi “passati” con una carta assorbente. Anche chi svolge queste operazioni, oltre alla mascherina ffp2 deve indossare guanti e protezioni per gli occhi, maschera visiera o occhiali ed eventualmente il camice monouso. Il momento della mensa aziendale che rispetti tutte le regole sul distanziamento dovrebbe essere un luogo sicuro. Il problema nasce quando si mangia fuori dalla mensa aziendale, magari in una stanza adibita a cucina, tutti insieme. In questi casi, se risulta un positivo, come ci si comporta?La domanda è sbagliata di per sé: non si mangia tutti insieme, si fanno i turni. Nel momento in cui si mangia serve un distanziamento di 2 metri. Tutta la filiera è di competenza del medico di medicina generale. 

Procedura di gestione dell’infortunio biologico
In caso di sospetta contaminazione per infortunio da puntura o taglio con possibile esposizione accidentale ad agenti biologici trasmissibili per via ematica, occorre procedere come segue:
– favorire il sanguinamento e detergere con acqua e sapone;
– disinfettare la ferita con cloro ossidante elettrolitico (10%) o prodotto a base di iodio.

In caso di infezione da contaminazione muco-cutanea:
Cute: detergere con acqua e sapone e procedere a disinfettare la parte interessata con cloro ossidante elettrolitico (10%).
Mucose: risciacquare con cloro ossidante elettrolitico al 5/10% o acqua ossigenata.
Congiuntiva: risciacquare abbondantemente con acqua e con soluzione saline allo 0,9% (fisiologica).

Compilazione della denuncia di avvenuto infortunio biologico
Come recita il D.M. del 28 settembre 1990 all’articolo 9 “… il lavoratore ha l’obbligo di comunicare immediatamente all’organo preposto l’accidentale esposizione a sangue o altri liquidi biologici, per l’adozione degli opportuni provvedimenti. In casi come questi l’operatore sanitario va immediatamente in pronto soccorso per “aprire” l’infortunio: qui si attivano dei protocolli standard per verificare, per esempio, la presenza o meno di anticorpi. Una volta aperto l’infortunio, di cui viene data una copia all’operatore sanitario che successivamente consegnerà al datore di lavoro, quest’ultimo deve provvedere entro 48 ore dalla consegna a inviare all’Inail per via telematica la denuncia di infortunio biologico. In caso di mancata ottemperanza si incorre in sanzioni. Quando l’operatore sanitario infortunato porta il certificato di infortunio rilasciato dall’ospedale al datore di lavoro, è buona norma che si alleghi un breve modulo che spieghi al datore di lavoro l’accaduto. Questa buona norma non ha carattere punitivo, ma per apportare quelle correzioni informative o procedurali che eventualmente si rendano necessarie sulla base dell’esperienza. L’obiettivo è la prevenzione. (nell’immagine sotto un fac simile).

Follow up infortunio biologico a cura del medico competente a carico dell’azienda.

Dipendente con titolo anticorpale protettivo verso HBV (da vaccinazione o per immunità acquisita).

Il rischio è la malattia infettiva che potrebbe comparire per alcune patologie in seguito all’infortunio biologico. Non è un infortunio traumatico come la caduta da una scala in cui ci rompe una gamba ma si esaurisce lì; nell’infortunio biologico c’è un periodo di incubazione: dal momento in cui ci si punge al momento di comparsa della malattia possono trascorrere anche parecchie settimane. 

Visita medica e prelievi ematici (HIV previo consenso scritto – HCVAb – GOT – GPT – yGT – Emocromo completo): possibilmente il giorno dell’infortunio

Prelievi ematici: dopo 6 settimane dall’infortunio

Prelievi ematici: dopo 12 settimane dall’infortunio

Visita medica e prelievi ematici: dopo 6 mesi dall’infortunio

Follow up infortunio biologico

Dipendente non responder o non vaccinati per rifiuto vaccinazione antiepatite B.

Visita medica e prelievi ematici (HIV previo consenso scritto – HCVAb – GOT – GPT – yGT – Emocromo completo – Screening epatite B – Dosaggio Ag Delta): possibilmente il giorno dell’infortunio.

Prelievi ematici (HIV previo consenso scritto – HCVAb – GOT – GPT – yGT – Emocromo completo – Screening epatite B): dopo 6 settimane dall’infortunio.

Prelievi ematici (HIV previo consenso scritto – HCVAb – GOT – GPT – yGT – Emocromo completo – Screening epatite B): dopo 12 settimane dall’infortunio.

Visita medica e prelievi ematici (HIV previo consenso scritto – HCVAb – GOT – GPT – yGT – Emocromo completo – Screening epatite B – Dosaggio Ag Delta): dopo 6 mesi dall’infortunio.

I dispositivi di protezione individuale tipici in ambito sanitario:
– guanti in più misure (non in lattice, causa reazioni allergiche);
– visiere e schermi facciali;
– occhiali paraschizzi;
– dispositivi di protezione delle vie aeree (se le ffp2 hanno la valvola bisogna mettere anche la chirurgica);
– indumenti monouso che proteggono la divisa da lavoro.

Il fattore di rischio lavorativo è ineliminabile in maniera assoluta: rimane sempre una quota di rischio che si chiama rischio residuo. Il rischio biologico è un rischio residuo per definizione.