Clinica&Ricerca/Vita di studio

Per una diagnosi non improvvisata

Schermata 2020-06-15 alle 14.54.46Ci hanno insegnato che per arrivare a una diagnosi è necessario analizzare i dati disponibili, confrontare le differenti possibilità, approfondire lo studio del problema, utilizzare eventuali esami strumentali, considerare la eventuale modificazione della sintomatologia nel tempo e, solo a questo punto, trarre delle conclusioni.

La diagnosi, cioè, è il risultato di un processo di conoscenza e riflessione che non deve cedere alla improvvisazione o alla deduzione tratta da alcuni (non tutti!) gli elementi disponibili.

Il processo per il quale si fanno discendere delle conclusioni da alcuni elementi suggestivi si chiama “inferenza”. Inferenza: “ogni forma di ragionamento con cui si dimostri il logico conseguire di una verità da un’altra” (così il dizionario Treccani).

Vediamo qualche esempio.

Alla domanda “cosa vedete?” la risposta più comune è: “un gatto arrabbiato che, con una motosega, vuole fare a pezzi un computer”.

Ma non è vero. Questa è una deduzione totalmente ingannevole poiché, in realtà, ciò che si vede è solo un gatto arrabbiato, con una motosega, dietro a un computer. Potrebbe esserci un topo dietro al computer, il gatto potrebbe essere lì ad attivare la motosega per andare in giardino a tagliare un alberello che gli fa ombra ecc.

Noi, dunque, abbiamo visto una immagine e abbiamo tratto la prima conclusione che ci pareva logica, ma abbiamo affrettato la valutazione dei dati che possiamo trarre dalla visione del disegno, giungendo così a una conclusione che probabilmente è errata.

Cosa vedete?
Una bella ragazza, uno sguardo ammiccante… tutto vero, ma non si è detta l’unica cosa importante che un medico dovrebbe subito osservare: questa ragazza ha sei dita nella mano destra. Ancora una volta il nostro cervello è stato attratto da alcuni elementi e non ha colto l’elemento determinante.
Un esempio bellissimo di inferenza, con conseguenze potenzialmente drammatiche, ce lo regala Roberto Burioni nel suo libro “Omeopatia. Bugie leggende e verità” pubblicato nel 2019. Burioni racconta che, nel 1944, gli alleati martellavano costantemente la Germania per demolire le strutture necessarie alla guerra e per demoralizzare la popolazione. Ma il prezzo era molto alto: il numero di bombardieri abbattuti dalla contraerea era talmente alto che non si riuscivano a preparare i nuovi equipaggi per sostituire quelli perduti.

Schermata 2020-06-15 alle 14.55.05I tecnici suggerirono la soluzione: poiché non è possibile corazzare gli aerei perché sarebbero troppo pesanti, studiamo attentamente quelli che tornano colpiti dalla contraerea e vediamo quali sono le aree più frequentemente lesionate dei nostri bombardieri per corazzare quelle parti. Così, per qualche mese, furono attentamente studiati gli aerei colpiti e si creò una mappa precisa delle aree da proteggere. Questo è un esempio chiarissimo di inferenza. Si osserva un dato: tanti aerei abbattuti. Si osserva un secondo dato: le zone più frequentemente colpite degli aerei che tornano. Conseguenza: proteggiamo con rinforzi le zone maggiormente colpite. E così si progetta e si lavora assolutamente per niente! Perché?

Perché manca un dato assolutamente indispensabile: gli aerei abbattuti. Perché quelli che tornano, per quanto fracassati, sono in grado di volare, dunque i danni, per quanto severi, non sono tali da farli precipitare. Dunque le aree vitali non sono quelle colpite negli aerei che tornano, ma quelle degli aerei che non tornano. E così si cominciò a corazzare parti ancora integre negli aerei che rientravano ma assolutamente vitali poiché, se colpiti in quei punti, evidentemente precipitavano. Ed è così che si riportarono a casa, giorno dopo giorno, centinaia di aerei e di equipaggi.

Ecco come l’inferenza avrebbe portato a un errore gravissimo.
Ed è così nel nostro lavoro quotidiano. Verifichiamo sempre che il sintomo riferito dal paziente sia effettivamente indicativo di quella patologia che sospettiamo perchè pare la più probabile?

Se un collaboratore non assolve un compito che gli è stato affidato, pensiamo che sia un lazzarone o prima verifichiamo di aver fornito tutti gli elementi necessari affinchè quel compito potesse essere assolto?

Se ci viene consigliato un metodo (o un prodotto, uno strumento ecc. ) lo seguiamo o prima studiamo la letteratura scientifica internazionale?

Si potrebbe continuare con gli esempi per molto tempo, ma sarebbe solo ripetitivo.
La squadra odontoiatrica deve essere addestrata e formata e rimotivata senza sosta sul principio di non cogliere al volo ciò che sembra chiaro ma soffermarsi, ragionare, verificare i dati e solo allora, trarre le conclusioni.